Protezione delle specie: l’arnica

La via scelta da Weleda per la coltivazione dell’arnica, realizzata nei Vosgi francesi, è quella di favorire la riconquista dell’ambiente naturale della pianta.
 
Nei Vosgi si trovano siti eccezionali dove cresce in abbondanza l’arnica montana. Durante l’ultimo decennio, lo sfruttamento sempre crescente del turismo e dell’agricoltura in questa regione d’importanza europea, ha seriamente portato all’attenzione generale i problemi connessi alla raccolta e alla sopravvivenza delle specie selvatiche. Alcuni studi hanno mostrato che l’arnica spariva dagli alti pascoli nel momento in cui si aggiungeva del materiale per l’ingrasso di sintesi. La pianta, inoltre, è molto sensibile sia a un pascolo troppo intenso del bestiame, sia all'ambiente incolto. Cespugli particolarmente e progressivamente invasivi privano l'arnica del suo elisir di vita: la luce.
 
WELEDA ha sviluppato alcune strategie in vista di uno sfruttamento duraturo della pianta. In cooperazione con l’Università di Metz, i comuni limitrofi, i rappresentanti del Parco Naturale Regionale e i proprietari dei terreni, WELEDA, da sette anni, ha assunto l'incarico di gestire una area di 14 ettari dove l’arnica era in via di estinzione. I provvedimenti adottati hanno dato rapidi e incoraggianti risultati: l’Arnica montana è ritornata, e un monitoraggio del luogo garantisce, in maniera visibile, lo sviluppo duraturo delle piante medicinali.
 
Il criterio con cui si è giunti a tutto ciò è una delle caratteristiche più importanti: il contrasto tra economia ed ecologia attiva è stato cancellato. Come dice Laurent Alnot, responsabile del progetto: "L’uomo è l’attore decisivo nella questione della biodiversità, non si può sottrarre a questa responsabilità. Dovrà assumersela, in quanto portatore di un avvenire."

 


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